L’industria europea insiste: sigarette elettroniche utili nel piano anticancro

Per l’associazione europea dei produttori IEVA devono essere usati tutti i mezzi per ridurre i rischi sanitari correlati al consumo di tabacco combusto.

Di Barbara Mennitti Il 4 Febbraio 2021

Dopo le associazioni dei consumatori, arrivano anche le prese di posizione delle associazioni dei produttori sul Piano europeo contro il cancro, presentato ieri dalla Commissione al Parlamento europeo. Lo fa la Independent European Vape Alliance (Ieva) l’associazione paneuropea che riunisce aziende, produttori e grossisti del settore dello svapo, fra cui l’italiana Anafe Confindustria. I toni sono naturalmente più felpati rispetto a quelli ascoltati ieri: “Accogliamo con favore il piano Ue contro il cancro”, dichiara infatti il presidente di Ieva, il tedesco Dustin Dahlmann. Ma poi aggiunge: “La strategia deve considerare tutti i mezzi disponibili per ridurre l’onere dei rischi legati al cancro: è della massima importanza che le misure preventive siano affiancate dalla riduzione del danno da tabacco. Diversamente, milioni di fumatori potrebbero perdere l’opportunità di ridurre enormemente il rischio di cancro”.

Un’occasione, quella di incoraggiare i fumatori a passare a strumenti che riducano il danno, che rischia di essere davvero sprecata, se gli europarlamentari (a cui ora spetta la discussione del piano) non vorranno o riusciranno a correggere quello che il piano prevede per sigarette elettroniche e altri strumenti a rischio ridotto. Nelle indicazioni della Commissione, infatti, vi sono il divieto di aromi diversi dal tabacco nei liquidi per inalazione, imposizione fiscale per i prodotti del vaping e estensione del divieto di utilizzo di e-cig e riscaldatori di tabacco negli spazi pubblici anche all’aperto.
Ieva affida la critica alle parole di Heino Stöver dell’Istituto tedesco per la ricerca sulle dipendenze presso l’Università di Scienze Applicate di Francoforte, forse il più attivo accademico sostenitore dell’e-cigarette in Germania. “Quando si tratta di smettere di fumare, la Commissione europea si concentra ancora una volta sull’approccio ‘smetti o muori’ invece di cercare di adottare una politica basata sulla realtà in materia di dipendenza”, ha dichiarato Stöver, ricordando come invece “Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Canada promuovono la sigaretta elettronica quale strumento principe nella lotta contro l’uso del tabacco e stanno avendo molti più risultati dell’Unione europea con il suo approccio superato”.

Puntando sulla riduzione del danno e portando avanti una serrata opera di informazione sulle sigarette elettroniche, spiega Ieva, il Regno Unito è riuscito nel giro di pochi anni a far scendere il tasso dei fumatori dal 20 al 14%. “Secondo l’agenzia del Ministero della salute britannico Public Health England (Phe) – continua l’associazione – i vaper hanno un rischio di cancro inferiore del 99,5% rispetto ai fumatori. Nel complesso, Phe stima che le sigarette elettroniche siano almeno il 95% meno dannose delle sigarette di tabacco”.
Per questo i produttori europei chiedono che si guardi alla riduzione del danno per contrastare l’uso del tabacco, la prima causa di cancro prevenibile. “È più importante che mai – conclude Ieva – utilizzare tutti i mezzi a disposizione per ridurre al minimo i tassi di fumo. La riduzione del danno da tabacco è considerata un’ottima opportunità per ridurre significativamente il numero di fumatori. Ecco perché deve essere inclusa in un piano Ue contro il cancro che risulti di grande impatto”.

ARTICOLO TRATTO DA SIG MAGAZINE – QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE SU VAPING E AROMI

E il 5G?

Cos’è il 5G

Con il termine 5G si indicano tecnologie e standard di nuova generazione per la comunicazione mobile. Questa “quinta generazione”, che segue le precedenti 2G, 3G e 4G, è quindi la tecnologia di connessione che utilizzeranno i nostri smartphone, ma anche e soprattutto i tanti di oggetti connessi (IoT, Internet of things) intorno a noi, destinati a essere sempre più numerosi (elettrodomestici, auto, semafori, lampioni, orologi…). Una delle caratteristiche principali di questa rete è, infatti, proprio quella di permettere molte più connessioni in contemporanea, con alta velocità e tempi di risposta molto rapidi.

Non si tratta, inoltre, della semplice evoluzione dell’attuale rete 4G, perché ha caratteristiche tecniche completamente diverse, non solo per la quantità di banda più ampia e per la velocità; si tratta proprio di un modo diverso di gestire le comunicazioni e la copertura, con frequenzeantenne e tecniche di trasmissione dei dati differenti rispetto al passato.

Quando arriverà il 5G

L’implementazione della rete 5G sta attraversando una fase sperimentale in alcune aree del territorio italiano e il 2020 – secondo quanto annunciato – dovrebbe essere l’anno in cui si raggiungono copertura e servizi maggiori. Per le sperimentazioni, gli operatori sono attivi in modo differenti in varie città: ad esempio Vodafone sta coprendo Roma, MilanoTorinoBologna e NapoliTim è presente in città come TorinoGenovaSan RemoSan MarinoBari e Matera. Wind Tre ha puntato ad esempio su Prato e L’AquilaIliad sembra da tempo sui blocchi di partenza. Tim e Fastweb già mesi fa promettevano diffusione a tutti entro il 2020, così come Vodafone sul sito annunciava una copertura del territorio italiano, progressivamente nelle principali città, nel corso dei prossimi anni.

Vantaggi e svantaggi

Rispetto alle precedenti tecnologie, permette maggiore velocità di trasmissione, tempi di risposta (latenza) più rapidi e la possibilità di gestire un numero molto superiore di connessioni in contemporanea.

Per quanto riguarda la velocità, potenzialmente il 5G può arrivare fino a 10 Gigabit per secondo. La prospettiva più accreditata ipotizza però una velocità 10 volte più elevata rispetto al 4G. Se quindi, per fare un esempio, consideriamo di passare dai 25 megabit al secondo del 4G ai 250 megabit al secondo del 5G, si potrebbe scaricare un cd audio (700 megabyte) in una ventina di secondi, contro gli attuali 4 minuti.

Le prestazioni saranno superiori soprattutto in termini di latenza, cioè di tempi di risposta al comando dato all’oggetto connesso (ad esempio, se pensiamo alle auto connesse, è il tempo che trascorre tra quando un sensore per la strada che indica lo stop trasmette all’auto il comando di fermarsi e il momento in cui l’auto effettivamente si ferma). Questo tempo di risposta scenderà a 1-10 millisecondi, circa 10 volte meno degli attuali 50-100 millisecondi del 4G (e questo è uno degli aspetti considerati più importanti per i nuovi servizi digitali che si pensa di sviluppare).

Il fatto che gran parte del lavoro, nelle reti 5G, sia fatto dal sistema di antenne e non dall’hardware dello smartphone, potrebbe anche comportare un notevole risparmio energetico, con una maggiore durata delle batterie dei device.

I veri cambiamenti per le persone, però, non saranno solo relativi alla velocità e alle prestazioni dei loro dispositivi, saranno legati soprattutto ai potenziali nuovi servizi possibili.

Il 5G: effetti sulla salute

Nonostante il panico scatenatosi intorno al 5G (si teme sarà causa di varie malattie, ad esempio tumori), al momento non ci sono dati che permettono di escludere o confermare che questa nuova tecnologia abbia effetti dannosi per la salute o meno (non ci sono risposte chiare e definitive neanche sulle tecnologie precedenti, figuriamoci sul 5G che è ancora agli albori). Per poter valutare i potenziali effetti negativi sulla salute del 5G possiamo però rifarci alle prove disponibili sugli effetti delle emissioni legate a 2G e 3G, cercando di ipotizzare cosa possa verificarsi in conseguenza di esposizioni differenti. Ma anche in questo caso, serviranno anni di studi dalla sua diffusione per avere risposte chiare. Quello che sappiamo fino ad ora, però, rassicura più che allarmare: il 5G viaggerà sì su frequenze più elevate rispetto a 2G, 3G e 4G (e questo è uno degli elementi che spaventa), ma la rete di antenne, in realtà, utilizzerà segnali dotati di potenza inferiore (spieghiamo in seguito perché). Inoltre resta fermo il fatto che, anche se a frequenze maggiori, la capacità di penetrazione di queste onde nei tessuti umani rimane sempre molto bassa e limitata agli strati superficiali della pelle, mancando anche l’energia necessaria per causare un danno al Dna. Con una rete di questo genere, per la capillarità delle antenne del 5G, l’intensità dei segnali necessari e le frequenze utilizzate, viene da pensare a un’esposizione limitata e dagli effetti negativi paragonabili o addirittura inferiori a quelli derivanti dall’uso di tecnologie precedenti.

Estratto di un articolo di altroconsumo.it

L’articolo completo: https://www.altroconsumo.it/hi-tech/smartphone/speciali/5g-salute